Blog dei Paesaggi
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Intervento per conto di AIGAE - Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche al Forum del Paesaggio 14 marzo 2024 (Giornata nazionale del Paesaggio)
Università di Padova, Museo di Geografia, Palazzo Wollemborg
Cit. CAMMINARE È UN GESTO DI ATTENZIONE: PERMETTE DI VEDERE CIÒ CHE LA FRETTA CANCELLA. LE GUIDE AMBIENTALI AIUTANO A LEGGERE I LUOGHI, NON A CONSUMARLI. ANCHE CHI VISITA HA UNA RESPONSABILITÀ: PRENDERSI CURA DEL PAESAGGIO CHE ATTRAVERSA
L'Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAE), attiva da oltre trent'anni, riunisce oggi più di 3.500 professionisti impegnati nell'ambito del turismo ambientale. Fin dalla sua fondazione, l'associazione si è posta l'obiettivo di promuovere un modello di fruizione responsabile del patrimonio naturale e culturale, in contrasto con le forme di turismo insostenibile che dominano molti contesti contemporanei. Tale approccio si fonda sulla valorizzazione dell'esperienza diretta, della divulgazione scientifica e della sostenibilità come principio guida.
Un concetto fondamentale, in questo senso, è quello di qualità del paesaggio. Per poterla apprezzare, è necessario adottare pratiche che consentano di rallentare i tempi della visita, superando le logiche della velocità e dell'iperconsumo. L'associazione propone, in tal senso, un elogio della lentezza, intesa come metodo per osservare, comprendere e costruire legami significativi con i luoghi. Il turismo, infatti, si configura spesso come un'industria che consuma risorse – e, in particolare, patrimonio – piuttosto che generare nuova qualità o valore. Rallentare diventa allora un atto consapevole e necessario per sviluppare affezione, senso di appartenenza e responsabilità.
Un obiettivo importante è superare la dicotomia tra cittadini e visitatori, attribuendo a questi ultimi un ruolo attivo e consapevole, fino a definirli cittadini temporanei. Perché ciò sia possibile, è necessario fornire strumenti culturali e interpretativi che permettano non solo di comprendere il paesaggio attraversato, ma anche di riportare nei territori d'origine buone pratiche, suggestioni e nuovi interessi. In questo processo, le competenze professionali delle guide devono essere costantemente aggiornate, poiché l'accompagnamento non è un gesto tecnico, ma un'azione educativa. Per definizione, le guide ambientali escursionistiche rifiutano ogni forma di accompagnamento motorizzato. Le attività si svolgono a piedi, in bicicletta o mediante mezzi mossi da forza muscolare, come nel caso della canoa: modalità che consentono non solo il rispetto degli ambienti attraversati, ma anche una fruizione puntuale e consapevole del territorio. Camminare, in particolare, rappresenta un'azione profondamente simbolica: significa prendersi tempo, rallentare l'andatura per aggiungere complessità alla lettura dei luoghi.
La complessità, infatti, è condizione imprescindibile per la valorizzazione. Di contro, il turismo tende frequentemente alla semplificazione, alla standardizzazione e alla banalizzazione, dinamiche che risultano incompatibili con un approccio qualitativo al paesaggio. Interpretare un ambiente significa attribuirgli valore e saperlo narrare. In questo senso, le guide ambientali si configurano anche come divulgatori e mediatori culturali, capaci di integrare momenti di intrattenimento con processi educativi, in un equilibrio che consente di accendere la curiosità e stimolare la partecipazione.
Questa partecipazione si alimenta nella misura in cui si riconosce la complessità, anziché cercare costantemente l'eccezionalità o la spettacolarizzazione. Il turismo contemporaneo tende infatti a produrre artificialmente l'evento unico, l'"apertura speciale", la promessa di esperienze irripetibili. Ma il paesaggio naturale non è uno spettacolo a comando: gli incontri con la fauna selvatica, ad esempio, non possono essere garantiti. In contesti ad alta frequentazione – con centinaia di migliaia, talvolta milioni di visitatori l'anno – la promessa dell'eccezionale diventa insostenibile, se non addirittura una finzione reiterata, che rischia di compromettere la qualità stessa dell'esperienza e dell'ambiente.
L'ossessione per l'"eccezionale" rappresenta una delle derive più insidiose del turismo contemporaneo. Si tende a presentare come straordinario ciò che in realtà viene replicato ogni giorno in modo seriale, alimentando una narrazione che rende l'esperienza turistica sempre più dipendente da una logica di spettacolarizzazione forzata. In questo senso, è necessario uscire dalla dimensione dell'"esperienza" intesa come consumo performativo, risignificando il termine nella sua accezione originaria, legata all'apprendimento, alla scoperta e alla relazione. Il concetto stesso di "esperienziale", oggi diffuso nel marketing territoriale, è stato spesso svuotato di significato e trasformato in promessa eccessiva, che rischia di generare frustrazione e insoddisfazione.
L'approccio proposto dalle guide ambientali escursionistiche è diametralmente opposto: non si tratta di indurre meraviglia immediata, ma di accendere la curiosità e la partecipazione. Questo processo di attivazione può avvenire anche in contesti di svago o vacanza, integrando elementi educativi con dimensioni ludiche. In tal senso, si può richiamare il concetto anglosassone di edutainment, che coniuga educazione e intrattenimento, rendendo l'accompagnamento un'occasione per aggiungere valore e stimolare consapevolezza nei confronti dei territori.
Parte fondamentale di questa consapevolezza è il riconoscimento del diritto e della responsabilità alla cittadinanza anche nei confronti dei luoghi visitati. Il concetto di cittadino non può essere ristretto a quello di residente, ma va ampliato secondo una visione plurale e inclusiva. Come indicato dalla Convenzione Europea del Paesaggio, si deve parlare di "popolazioni", non di "popolazione locale": ogni soggetto che interagisce con un paesaggio ha titolo per interessarsene, per proteggerlo e valorizzarlo. In questo senso, la responsabilità è anche del visitatore, che non dovrebbe mai essere considerato un estraneo, ma parte attiva di una relazione temporanea con il luogo.
Questo approccio si traduce in una critica radicale ai fenomeni di overtourism, alla massificazione e alla mercificazione turistica. Contrastare tali dinamiche implica non solo una redistribuzione dei flussi e un rallentamento delle pratiche, ma anche una valorizzazione diffusa del territorio. Dovrebbe ridursi la concentrazione dell'interesse su poche mete considerate eccezionali, promuovendo invece una fruizione più equa e sostenibile dell'intero patrimonio. L'esempio emblematico di un paradigma che riduce un'intera regione alla sola immagine iconica della sua città più celebre, trascurando la complessità e la ricchezza del contesto territoriale più ampio.
Infine, è fondamentale riaffermare che il turismo – e il lavoro delle guide ambientali – è una professione, con responsabilità, competenze e limiti. Troppo spesso, il turismo suscita reazioni opposte: da un lato, la repulsione per i territori invasi da flussi incontrollati; dall'altro, l'euforia per le opportunità economiche promesse da una crescita turistica illimitata. Le amministrazioni locali, in particolare, tendono ad auspicare un aumento indefinito del turismo come soluzione a ogni criticità. Tuttavia, è ormai evidente che il turismo non può costituire una monocultura economica. Né i territori, né il Paese nel suo complesso, possono fondare la propria sostenibilità su un'unica funzione, peraltro così vulnerabile alle crisi globali.
In questo quadro, il compito delle guide ambientali non si esaurisce nell'accompagnamento, ma si estende a funzioni educative e partecipative, svolte nelle scuole, nei musei e nei processi di animazione territoriale. Attraverso tali pratiche si promuove una contaminazione positiva tra attori, linguaggi e generazioni, orientata a costruire una cultura condivisa della qualità del paesaggio.
Particolare attenzione va riservata ai territori interni – non solo quelli montani, ma anche le aree insulari – che si trovano spesso in condizioni di marginalità e fragilità, non solo paesaggistica ma anche sociale. In molti di questi contesti, l'abbandono e la perdita di senso d'uso del territorio generano dinamiche regressive che devono essere affrontate con strumenti culturali prima ancora che economici.
In conclusione, l'obiettivo non è tanto rendere "interessante" il quotidiano, quanto piuttosto restituirne la complessità, riconoscendo che proprio nella quotidianità dei luoghi risiede il potenziale più profondo della loro valorizzazione.
Tavola Rotonda - Forum del Paesaggio 2024

Trieste turistica? L'evoluzione tra promozione e mercificazione
Mercoledì 27 maggio 2026, discuteremo tra amministratori, professionisti e ricercatori, assieme alla cittadinanza di Trieste, quale sia il futuro della città di Trieste a causa del turismo. La città e il territorio sono in costante trasformazione e Il turismo oggi pesa particolarmente in questi processo. Ma se da un lato ci si attende crescita economica, valorizzazione del territorio e buona occupazione, dall'altro sempre di più si palesano anche gentrificazione, precarizzazione del lavoro, impatti ambientali. Allo stesso tempo, il tema non è adeguatamente affrontato nel dibattito pubblico, mancando così la partecipazione attiva della città alla definizione di indirizzi e strategie. Dal punto di vista del Paesaggio non ci si è mai ancora interrogati su come possano cambiare forme e significati con la spiccata evoluzione turistica degli ultimi anni. Tanti sono stati già i momenti di incontro e confronro tra gli amministratori di Adesso Trieste e i cittadini, come tante le interlocuzioni tra i loro consiglieri eletti e le amministrazioni attuali. Ma tante sono state anche le criticità sottolineate nel tempo da chi nel turismo davvero ci lavora e attivamente è impegnato nella promozione di un turismo diverso, più responsabile, e di studiosi e ricercatori che dall'altra parte della barricata si occupano di studiare il fenomeno. Ciò che forse è mancato nel tempo è stato l'incontro complessivo di tutte le parti sociali assieme e l'urgenza di un tavolo di confronto ha spinto questa iniziativa. Quale potrebbe essere il futuro di questi paesaggi, da quelli urbani della città a quelli naturalistici del Carso retrostante? Come costruire partecipazione e contemporaneamente consapevolezza? Quale strada seguire per ottenere standard superiori di qualitàpaesaggistica?

La Cucina Italiana: un patrimonio da UNESCO. Ma che vuol dire davvero?
URGE un po' di chiarezza in questo marasma di dichiarazioni esultanti sul recente riconoscimento, da parte dell'UNESCO, della "Cucina Italiana" come patrimonio immateriale dell'umanità.
Ebbene, il riconoscimento non ha niente a che vedere con piatti tipici, ricette e quasi nemmeno con i cuochi, bensì celebra SOLTANTO l'insieme delle pratiche tradizionali che denotano la confidenza degli italiani con il cibo, il loro stare insieme a tavola e condividere valori tramite il mangiare. Non ha vinto, appunto, nessuna carbonara o bolognese, nessun tortellino o cappelletto e nessuna ricetta e basta.
Ed il problema sta esattamente qui: perché evidentemente molti hanno capito male e tra chi esalta la bontà del parmigiano e chi in Alto Adige difende la germanicità dei canederli si capisce solo che troppi non hanno capito. Forse gli italiani non hanno considerato che siano allora italiani anche: strudel, kipfel, krantz, cevapcici, goulash, ecc.
Tutti PIATTI TIPICI in Venezia Giulia (Trieste e Gorizia) e non solo. Non hanno pensato che sia italianissimo il cous cous, tipico di Trapani o San Vito Lo Capo, ecc.
Lungi però dal creare un lampante e problematico caso di appropriazione culturale, intitolandoci arbitrariamente ricette di confine, o di iniziare una lunga e inefficace dinamica sulle "origini", spesso inventate (come sostiene Alberto Grandi) , dei nostri piatti tipici, il comitato promotore ha candidato infatti il nostro "stare a tavola e mangiare insieme", davvero però unico e inconfondibile.
E visto che non siamo tutte volpi lo ha spiegato molto bene Massimo Montanari e Pierluigi Petrillo nel libro: "Tutti a Tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità", scritto per Laterza. Il primo autore è il presidente del comitato scientifico della candidatura; il secondo un giurista specializzato in queste candidature, già dietro altri due riconoscimenti.
Quindi che dirvi? Non sono patrimonio UNESCO le bontà che vedete nella foto ma la tavolata che è stata fatta subito dopo.
Guarda che mondo straordinario!
Ricorda, chi osserva conta più di tutto il resto. Impara a leggere il paesaggio per goderne davvero, tanto quello in superficie, quanto quello "carsico", nascosto. Lascia che il nostro blog ti guidi in questa affascinante esplorazione.